Inserimenti

Il Piccolo Carro accoglie minori da tutto il territorio nazionale, inseriti con provvedimento del Tribunale per i Minorenni e/o dai Servizi Sociali degli Enti territorialmente competenti.
I ragazzi provengono da situazioni di grave rischio familiare.
La condizione di disagio è legata a fattori ambientali e familiari, a situazioni di grave abbandono, maltrattamento, violenza, abuso, con conseguenze sul piano fisico, morale e psicologico.
Al disagio è spesso correlata una strategia di comportamento deviante sempre legata alla sofferenza subita con associati disturbi mentali, affettivi, sessuali, comportamentali e/o della personalità.
Il ragazzo arriva al Piccolo Carro:
Nome: scritto sui documenti, spesso ignorato e dimenticato.
Età: dai 6 ai 21 anni.
Provenienza: tutto il territorio italiano.
Corporatura: apparentemente adulta, vissuta, stanca.
Segni particolari: tracce di violenza psichica e fisica.
Il momento dell’accoglienza è molto delicato in quanto struttura i presupposti logici e psicologici per il futuro del minore in Comunità.
Ciascun ragazzo potrà dimenticare tanti momenti successivi di vita condivisa, ma non dimenticherà mai il momento del suo arrivo e della sua prima impressione.
L’accoglienza avviene in un luogo neutro: la sede operativa della Cooperativa, situata a Bastia Umbra.

Tipologia degli ospiti

Il Piccolo Carro ospita minori ambosessi dai 6 ai 21 anni, in condizione di grave emarginazione sociale, che si trovano in particolari situazioni di bisogno, di assistenza e di tutela.
I minori vengono ospitati su richiesta dei:
• Servizi Minorili del Ministero Grazia e Giustizia in attuazione del D.P.R. 22-9-1988, N. 448;
• Servizi Sociali delle ASL;
• Comuni con particolare preferenza alle emergenze del territorio (Legge n°3/97 – artt.4-6, Legge regionale n°1 del 4 Gennaio 2006).

Gli ospiti previsti per ogni singola struttura sono di 8 unità (+ n. 2 per eventuali emergenze) ai sensi Art.5 Allegato A D.P.C.M.308/01.
L’ammissione è condizionata dal Decreto del Tribunale per minorenni o da disposizione degli organi preposti.
L’accettazione del minore in Comunità prevede alcuni adempimenti:
1) al minore viene richiesto che, al momento dell’ingresso, si assuma l’impegno di lavoro o di studio;
2) la permanenza in Comunità è strettamente condizionata all’evoluzione della sua situazione di partenza;
3) durante il periodo di permanenza nella Comunità la famiglia si impegna, con l’aiuto degli operatori dei servizi, a superare l’eventuale situazione di disagio e a procurare condizioni favorevoli per consentire il definitivo rientro a casa del figlio;
4) il Parent Training è lo strumento che prevede l’analisi, la rielaborazione e la ricostruzione del legame genitore- figlio;
5) i genitori o le persone facenti funzioni sono tenuti a partecipare agli incontri organizzati dalla Comunità;
6) quando, per un qualsiasi grave motivo, non è possibile che il minore rientri in Comunità nel tempo stabilito, i genitori, o chi per essi, sono obbligati ad avvertire immediatamente gli educatori, i quali informeranno i Servizi di riferimento;
7) il programma individualizzato, concordato con i servizi, è verificato e riadattato durante il percorso educativo;
8) il rispetto di tali requisiti è condizione indispensabile per la permanenza del minore in Comunità.

La tipologia di disadattamento degli ospiti è varia e complessa.
È espressa da atti di autolesività, da violenza tra pari, da disturbi della socialità, da condotte delinquenziali.
Sono minori deprivati culturalmente, disturbati psicologicamente e difficili comportamentalmente.
Sono ragazzi incapaci di tollerare la frustrazione e di gestire un conflitto.
Sono adolescenti pluriproblematici.
Sono giovani depressi con tendenza al suicidio, con stati borderline di personalità, con genitori maltrattanti.
Sono figli con difficoltà abitative, disagi economici, povertà pedagogiche, incurie sanitarie.
Sembrano testardi, combattivi, impermeabili al cambiamento.
Provengono tutti da esperienze dolorose di ricoveri in istituto, di affidamenti familiari che non hanno funzionato, di adozioni non accettate, di abusi di ogni genere.

Nel loro breve percorso di vita hanno occupato tanti spazi, senza mai trovare un posto caldo e protettivo. Non li “ha uccisi” la solitudine né l’isolamento.
Li ha maciullati quel sentirsi annullati da una presenza psicologica violenta, quel sentirsi controllati nel modo di pensare, quel sentirsi disfatti nei propri vissuti personali.
Obbligati a difendersi da una molteplicità di rischi, hanno improvvisato un falso Sé, che non sa mediare tra l’Io che agisce, esperisce e conosce e il Me che osserva, spiega e valuta.
E così non sono più in grado di orchestrare le proprie tonalità affettive, non sanno mantenere una coerenza interiore, non sanno quale progetto seguire.
Non navigano dentro sponde sicure.
Non possiedono una base sicura per allenarsi a capire la vita.
Non riescono a superare il rapporto che intercorre tra il Sé e l’altro (non sanno accettarsi, non sanno amarsi, non hanno fiducia, vivono insicuri, mancano di autonomia, non partecipano affettivamente agli eventi).
Il loro Sé è stato umiliato e profanato, mentre tentavano di costruirsi la loro intersoggettività per essere presenti nel mondo.
Non hanno avuto modo di esprimere la loro adeguatezza nel rispondere socialmente in prima persona.
Non gli è stata data la possibilità di usare le proprie competenze cognitive.
Non c’è stata altra possibilità di sperimentare le proprie abilità relazionali.
E così sono diventate teste piene di rabbia, di senso di onnipotenza, di anarchia, di tristezza.
Al primo impatto, in loro si avverte l’abbondante fatica di vivere.
Dietro un’analisi profonda, sembrano giocattoli rotti e abbandonati in soffitta perché nessuno li usa più o pupazzi che si agitano inutilmente; in realtà sono soggetti provati da situazioni di abbandoni precoci, da discontinuità relazionale, da esperienze traumatiche, da esperienze delinquenziali.
Quindi, non essendo in grado di padroneggiare le frustrazioni, non si garantiscono i progetti di sviluppo, non sono in grado di soddisfare ai compiti di sviluppo che la vita gli porge.
Frustrazione senza comprensione e sentimento di onnipotenza rattristano il desiderio di crescere.
In fondo sono ragazzi che a loro modo ricercano tempi e spazi per organizzare la loro esistenza secondo immediati interessi.
Al contrario, un minore per crescere deve sapere come padroneggiare l’ostilità ambientale senza danneggiare se stessi e gli altri.

Contatti per l’inserimento

+39 075 804 38 98
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