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Cocci rotti, cocci unici!

Spesso si crede erroneamente che gli ultimi, gli emarginati, gli sbagliati siano IRRECUPERABILI.

In questi mesi di lunghe lotte ed albe rese scure da un manto di nubi, ho compreso ancora meglio quanto poco valgono per alcuni i ragazzi di cui ogni giorno, da sempre, mi prendo cura.

Ragazzi che per alcuni è meglio ingabbiare in definitive diagnosi di cronicità, incatenare ad una classificazione così poco socialmente accettabile, ”sanitario” ovvero “psichiatrico”, per definire un coccio rotto e quindi ormai definitivamente inutilizzabile.

Noi abbiamo sempre creduto che nulla debba, a prescindere, considerarsi irreparabile.


Per questo ogni giorno tentiamo di scolpire da una fredda diagnosi,
che racconta un coccio rotto, ragazzi e ragazze che domani potranno avere un futuro
come uomini e donne unici e irripetibili…


Quando si rompe un vaso in Giappone invece di buttare via tutti i cocci rotti loro lo riparano.

Si!

Proprio così! In Giappone riparano i cocci rotti.

C’è una tecnica tutta particolare!

Lo sapete come fanno a riparare un coccio rotto?

Ebbene, invece di buttare via i pezzi li rimettono insieme e tra un pezzo e l’altro mettono dell’oro fuso in modo tale che, una volta che il vaso è ricomposto, le “ferite” brillano.

Così facendo ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “Kintsugi”. Kintsugi vuol dire “riparare con l’oro”.

E’ una pratica che consiste nel riparare gli oggetti rotti con materiali preziosi, oro e argento colato, per risaltarne le crepe, le spaccature. Ogni oggetto ritrova l’unicità, diventa speciale per l’intreccio casuale e unico della molteplicità delle proprie ferite. L’imperfezione di queste, diventa perfezione, estetica esteriore ed interiore; un elemento da valorizzare, invece che da nascondere. Per i giapponesi, quindi, quando qualcosa si rompe, si spacca, si lacera, racconta una storia, diventa più bello, più prezioso, più raro ed unico. La ferita non è più una colpa, qualcosa di cui vergognarsi, ma è un simbolo, uno stemma da portare con fierezza.

Con questa tecnica non c’è alcun tentativo di nascondere il danno anzi, la riparazione del vaso, viene letteralmente illuminata di una nuova luce. La bellezza nel difetto è creare nuove armonie; è impreziosire ciò che era già bello.

Questa cosa mi ha fatto riflettere.

Le fratture, il dolore, i traumi fanno male, ma ci aiutano a vivere.

Noi abbiamo la tendenza a nascondere le nostre ferite, il nostro dolore, per non riviverlo, per dimenticare.

La nostra filosofia occidentale considera le cicatrici come un qualcosa da eliminare, da occultare. Un punto debole invece che un punto di forza.

La ferita non deve essere una colpa, qualcosa di cui vergognarsi, ma può essere un simbolo, uno stemma da portare con fierezza.

La vita è integrità, ma è anche rottura e non sarebbe tale senza cadute rovinose e rialzate leggendarie. Il dolore può essere una grande parte della nostra vita, ci segna, ci insegna e ci dice che siamo vivi, che esistiamo, che stiamo vivendo ciò che abbiamo attorno, ciò che respiriamo.

Quante volte, persi nel buio, ci siamo detti “non c’è la farò ad uscirne” e, invece, ce l’abbiamo fatta. Quante volte feriti dai sentimenti, dall’amore, dall’amicizia, dai sogni e dalle delusioni, abbiamo pensato di smettere di credere, di lottare e, quindi, di vivere la vita con quello che la rende difficile, ma anche meravigliosa.

Le ferite ci rendono ciò che siamo, temprano il nostro coraggio e la nostra forza. La vita, in effetti, non è mai lineare, presenta sempre delle spaccature, delle scissioni che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi.

Quando noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà diventiamo come il vaso, fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica. In quel momento diventiamo più preziosi ed illuminati.

La nostra epoca è narcisistica ed autoreferenziale. Tutto quello che non è nuovo, perfetto, sano deve esser buttato nel cestino. Non c’è spazio per il dolore persino per quello estremo, per quello dei più piccoli. Non c’è spazio per la malattia ed il disagio. Non c’è spazio per la sofferenza che rende prezioso un successo umano, familiare e professionale. Un’epoca disperata “usa e getta” in cui stiamo distruggendo ogni cosa, persino le relazioni.

Si!

A sconvolgere è soprattutto la lacerazione delle relazioni umane diventate solo immagine. E’ un paradosso! Siamo nell’era in cui l’umanità ha avuto a disposizione tanti strumenti di comunicazione eppure siamo dilaniati dalla solitudine e dalla disperazione. Un coccio rotto è da buttare e dimenticare.

In quest’epoca sorda e convulsa la mia esperienza mi regala ogni giorno il miracolo del Kintsugi. Ogni giorno assisto alla colatura di preziose, nuove prospettive che, attraverso il perdono e l’amore, rendono quei cocci rotti e da buttare preziose, illuminanti ed uniche opere d’arte.

Vite frantumate che diventano simboli eroici in questa terra fredda, abitata da solitudini cosmiche contraffatte, da vuote amicizie virtuali. Una terra fredda abitata anche da comunicativi e straordinari piccoli uomini e piccole donne che tanto hanno da raccontarci nella loro straordinaria foggia pregiata.

Rimettere insieme i pezzi da più forza.

Questo è quello che facciamo ogni giorno. Rimettiamo insieme pezzi che sembrerebbero da buttare e invece… sono pezzi unici e singolari:


Svegliamo i ragazzi dal torpore della sofferenza e del buio,
rendendo luminose e speciali le crepe delle loro sofferenze, dei loro abbandoni, di tutte le loro prigioni,
mentre quelli ci insegnano come rimanere in piedi,
a noi che la società considera solo vasi tra vasi.